A Prata uno strumento che fu rivoluzionario
In un volume la storia dell’organo con un registro di 16 piedi realizzato nel ’26 da Beniamino Zanin
All’organo realizzato da Beniamino Zanin per la chiesa parrocchiale di Santa Lucia di Prata è dedicato un libretto di fresca presentazione. Edita dall’Associazione culturale altoliventina XX Secolo, l’agile pubblicazione raccoglie contributi di Sandro Bergamo, Luca Silvestrin ed Elia Pivetta. L’organo, appena restaurato, fu costruito dalla ditta Zanin di Codroipo e collocato nella parrocchiale di Prata, nel 1926, sul nuovo coro progettato dall’architetto Domenico Rupolo di Caneva e decorato da Carlo Gobbis. Per la parrocchia, retta a quel tempo da don Gio Maria Concina, lo sforzo di abbellimento fu enorme e richiese la partecipazione dell’intera comunità, anche tramite una pesca di beneficenza e le rimesse degli emigrati. Nel Motu Proprio del 1903, Papa Pio X era intervenuto per disciplinare l’utilizzo dell’organo e di altri strumenti musicali durante la liturgia. Fra l’altro, il pontefice prescriveva: «Il suono dell’organo negli accompagnamenti del canto, nei preludi, interludi e simili non solo dev’essere condotto secondo la natura propria di tale strumento, ma deve partecipare di tutte le qualità che ha la vera musica sacra. È proibito in chiesa l’uso del pianoforte, come pure quello degli strumenti fragorosi o leggeri, quali sono il tamburo, la grancassa, i piatti, i campanelli e simili». Sull’onda delle istanze di rinnovamento, portate avanti dalla riforma ceciliana, fu così che le chiese andarono riempiendosi di armonium e organi. Leader incontrastata in Friuli Venezia Giulia nella produzione di organi era ed è la ditta Zanin, attiva a Camino al Tagliamento dal 1827. Fu Beniamino Zanin a realizzare l’organo di Prata, optando per un sistema di trasmissione in parte meccanico e in parte pneumatico. Si tratta di uno strumento rivoluzionario per quei tempi, dal momento che dispone di un registro di 16 piedi alla prima tastiera, tale da produrre un suono più grave di un’ottava rispetto allo stesso tasto del pianoforte. «Nessun organo nel 1926, data in cui Beniamino Zanin terminò lo strumento, nella provincia di Pordenone possedeva un registro di tale fattura – scrive Pivetta -. Il dogma costruttivo italiano prevedeva, infatti, solo 8 piedi come base. Questo registro è una risorsa preziosissima per eseguire la maggior parte della letteratura organistica europea dal Cinquecento ai giorni nostri, e conferisce all’organo una sonorità solenne e grandiosa». Giacinto Bevilacqua