PRATA,
VILLA MOROSINI - MEMMO
domenica 18 settembre 2005
ore 11.15
Mauro Martello
flauto traverso barocco
Donatella Busetto
clavicembalo
Steno Boesso
fagotto barocco
Esecuzione su strumenti d’epoca
Giovanni Platti
(1700-1763)
Sonata seconda in Sol maggiore
Grave – Allegro – Largo - Allegro molto
Pietro Locatelli
(1695-1764)
Sonata seconda in re maggiore op. 2
Largo – Allegro – Andante - Presto
Pietro Locatelli
Sonata quarta in sol maggiore op. 2
Adagio - Allegro – Largo – Allegro
Pietro Domenico Paradies
(1707-1791)
Sonata V in fa maggiore
Presto – Giga
Adolf
Hasse
(1699-1783)
Sonata in sol maggiore
Allegro – Adagio cantabile –
Allegro
Leonardo Vinci
(1690-1734)
Sonata in re maggiore
Adagio - Allegro - Largo - Presto
- Pastorella
MAURO
MARTELLO
flauto traverso barocco
Nato a Mestre nel 1958, ha
frequentato il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia sotto la guida dei Maestri
P. Rispoli e G. Novello. Nello stesso istituto si è diplomato in flauto traverso
moderno nel 1981 ed ha seguito il corso di perfezionamento post-diploma per
altri due anni.
A partire dal 1986 si è dedicato allo
studio della musica barocca eseguita su strumenti d’epoca, con particolare
attenzione alle composizioni nate nella prima metà del 1700.
Ha seguito corsi con alcuni tra i più
grandi specialisti del flauto barocco (S. Balestracci, W. Van Hauwe, M.
Zimmermann).
Il suo repertorio comprende sonate e
concerti di Platti, Telemann, Hasse, Vivaldi, Marcello, Bach, Haendel, Vinci,
Bon, Locatelli, Mozart, oltre a composizioni della scuola francese
settecentesca.
E’ membro fondatore dei gruppi
COLLEGIUM MUSICUM VENEZIA e ARS MUSICA VENEZIA e VENICE CONCERT ENSEMBLE.
Ha tenuto centinaia
di concerti come solista e in formazioni da camera in Italia e all’estero (USA,
Germania, Svizzera, Austria, Slovenia, Belgio, Francia).
Si è esibito come flautista in alcune
trasmissioni televisive delle tre reti RAI ed ha partecipato come solista e
camerista a varie registrazioni discografiche.
DONATELLA
BUSETTO
Clavicembalo
Diplomata in pianoforte
col massimo dei voti al Conservatorio "B. Marcello di Venezia, ha in seguito
approfondito il repertorio pianistico con i Maestri G. Lovato e M. Campanella.
Parallelamente, dopo aver studiato organo al Conservatorio J. Tomadini di Udine
con M. Fontebasso, si é dedicata allo studio del repertorio barocco conseguendo
il diploma in clavicembalo nella classe di M. V. Guidi presso il Conservatorio
"B. Marcello" di Venezia.
Si dedica da anni
all'esecuzione del repertorio clavicembalistico, sia come solista che come
continuista in formazioni cameristiche, collaborando con strumentisti e cantanti
e prestando una particolare cura filologica per gli strumenti impiegati. Ha
seguito i Corsi di Musica Antica della Fondazione Cini di Venezia sotto la guida
dei Maestri Edward Smith, Scott Ross, Bob Van Asperen.
E' fondatore del gruppo vocale e
strumentale Cenacolo Cembalistico Italiano, ora Cenacolo Musicale, ideatrice e
fondatore dell'Associazione BAROCCO EUROPEO..e
dal 1993, direttore artistico dei Corsi e Seminari Internazionali sulla Musica
Barocca realizzati a Sacile in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del
Comune e con la presenza di docenti e strumentisti di fama internazionale quali
E.Smith, Marcello Gatti, Enrico Gatti, Josè Vazquez, Claudine Ansermet.
STENO
BOESSO
fagotto barocco
Dopo un’iniziale attività come
flautista di dedica su consiglio di Claudio Scimone all’approfondimento
dell’esecuzione musicale con il fagotto.
Musicista poliedrico si confronta con
tutti i generi musicali, dalla musica popolare al jazz, alla musica vocale in
qualità di baritono.
E’ stato fagottista co-solista
titolare all’Opera di Lione e primo fagotto al teatro “La Fenice” di Venezia;
attualmente è docente della cattedra di fagotto presso il Conservatorio di
Trento.
Ha inciso per: PHILIPS, RIVOALTO,
ERATO. Ha tenuto concerti in tutto il mondo.
PRESENTAZIONE
Il programma offre
all’ascolto una serie di sonate che potremmo a ragione definire “veneziane”,
benché nessuno dei loro autori sia in effetti nato a Venezia né vi abbia
pubblicato queste composizioni, venute alla luce presso editori nord europei. In
ogni caso, nella prima metà del XVIII° secolo, l’arte strumentale di Vivaldi,
Albinoni e dei due Marcello era divenuta un fenomeno di rilevanza europea,
esempio per compositori delle più diverse aree geografiche.
La sonata in sol
maggiore,
tratta dall’Opera terza del compositore padovano Giovanni
Benedetto Platti, fu pubblicata intorno al 1743, quando il compositore si era
trasferito in Germania al servizio del Principe Vescovo di Würzburg,
in una corte particolarmente sensibile all’arte veneziana, come testimoniano i
celebri affreschi del Tiepolo nella Residenza. In queste sonate domina lo stile
“affettuoso” e cantabile, adatto alle sottili e multiformi possibilità
espressive del flauto traverso barocco, nel quale Platti eccelle senza mai
scivolare nell’esagerata galanteria, con melodie intense e di ampio respiro
unite ad una forma solida ed essenziale. Nella stampa originale il compositore
fornisce indicazioni esecutive assai accurate (spesso al di fuori degli schemi
consueti), con la tendenza tipicamente italiana a legare ampie frasi non solo
nei tempi cantabili, ma anche in quelli brillanti e rapidi. Si può ancora notare
che il linguaggio di queste Sonate, pur mantenendosi all’interno dello
stile “affettuoso”, mostra caratteristiche proprie molto ben definite,
sottintendendo l’esistenza a Venezia (ma il discorso potrebbe essere esteso a
tutta l’Italia settentrionale del XVIII secolo) di una vera e propria scuola di
strumentisti a fiato i legno.
Pietro Antonio
Locatelli
nacque a Bergamo nel 1695, ma può essere considerato autore di scuola veneziana
non solo perché in quell’epoca Bergamo era parte della Repubblica Serenissima (e
tale rimarrà per oltre un altro secolo), ma anche perché, dopo gli anni di
formazione a Roma, probabilmente sotto la guida di Giuseppe Valentini, tra il
1723 e il 1727. Locatelli ha effettivamente soggiornato e lavorato nella
città lagunare venendo così a contatto con il fermento e lo stile musicale che
si respirava all’interno delle numerose fondazioni musicali veneziane. Del resto
molti sono gli elementi nelle opere del compositore che riportano (e in parte
innovano) alla scuola veneta settecentesca. Le Sonate in re maggiore e
in sol maggiore fanno parte dell’Opera seconda, raccolta di 12 sonate
pubblicate in una prima edizione nel 1732, seguita, a testimonianza del successo
europeo, da due ristampe “pirata” a Parigi e a Londra nel 1737.
In queste composizioni
sono presenti tutti gli elementi dei quel virtuosismo espressivo e galante che
tanto hanno dato allo sviluppo della musica strumentale europea aprendo nuovi
orizzonti anche oltre il secolo XVIII°. Come ha scritto Albert Dunning, ‹‹il
cambiamento stilistico che si produce negli anni Venti nella concezione
compositiva del nostro Maestro consente di riconoscere l’immensa forza che lo
rese capace di contribuire a creare un nuovo mondo musicale: l’Opera II e
l’Opera III documentano, con il loro linguaggio galante, quanto di più
progredito quel tempo vide››. Aggiungiamo solo che entrambe le raccolte,
pubblicate ed Amsterdam sono state concepite e probabilmente più volte eseguite
nella città lagunare.
Domenico Paradisi
(o Paradies) nell’ultima parte della sua vita soggiornò a Venezia, dove si
spense nel 1791 all’età di 84 anni. La Sonata in fa maggiore, pubblicata a
Londra in una raccolta di 12 sonate che fu tra i maggiori successi editoriali
dell’epoca, spicca sia per la varietà e l’eleganza dei disegni, sia per
l’ingegnosa tecnica strumentale, costituendo un documento notevole della
migliore arte clavicembalistica italiana del settecento. Coma ha scritto Giulia
Giachin, ‹‹alla monodia accompagnata caratteristica dello stile galante egli non
disdegna di affiancare dotte reminiscenze dell’antica polifonia, rivelando doti
di abilità costruttiva capaci di eludere l’insidia della banalizzazione cui
spesso soggiace la sonata della seconda metà del ‘700. L’eleganza, il buon gusto
uniti alla piacevolezza e all’eclettismo stilistico decretarono il successo di
queste sonate nell’Inghilterra di Giorgio II››
Adolph Johann Hasse
nacque vicino ad Amburgo, ma è considerato veneziano di “adozione” visti i
lunghi periodi di formazione passati a Venezia. Hasse è stato anche
attivo in una di quelle fondamentali istituzioni musicali che erano gli Ospedali
(in particolare, il compositore lavorò in quello degli Incurabili). La
sonata in sol maggiore è in tre tempi (Allegro-Adagio cantabile-Allegro)
e nelle linee tematiche, nel brio dei passaggi richiama alla forma del concerto
solista. Autore di molta musica flautistica (si ipotizza che varie composizioni
gli siano state commissionate da Federico II di Prussia, suo grande ammiratore
e, come noto, accanito flautista), Hasse è sepolto nella città lagunare
all’interno della chiesa di San Marcuola.
Leonardo Vinci
è stato uno dei principali esponenti della scuola operistica napoletana
settecentesca, condividendo con Hasse il ruolo di musicista prediletto dal
Metastasio. Si è pensato di includere una sua composizione (inserita in una
raccolta di vari autori edita a Londra nel 1746) in un programma interamente
dedicato a opere che si ispirano direttamente alla scuola strumentale veneziana,
per evidenziare le analogie stilistiche e formali che spesso accomunano i
compositori di formazione veneta e partenopea. In particolare nei tempi lenti e
nei passaggi virtuosistici la Sonata in re maggiore richiama le atmosfere
tipiche dell’arte della Serenissima.
VILLA MEMMO
La nascita di questa dimora è legata alla famiglia
veneziana dei Boarata, che edificarono la loro residenza a Prata nel ‘500. Un
Boarata, parroco di S. Lucia, diede avvio alla costruzione dell’attuale chiesa
parrocchiale. Alla fine del ‘500 passò alla famiglia patrizia del Memmo che la
tennero fino al 1765 cedendola poi ai Brunetta. Nel 1955 fu acquistata dal
comune, che ne fece la sede municipale.
L’originario impianto cinquecentesco ebbe un rifacimento seicentesco, come
testimonia l’odierno tipo architettonico raffinato e razionale nella sua pur
bellezza, priva di eccessi decorativi, sia all’interno che all’esterno,
contribuendo a conservare ancora la caratteristica atmosfera dell’aristocrazia
veneziana tra Sei e Settecento.
Qualche attenzione meritano i lacerti di affreschi monocromi del salone
principale, ricchi di raffigurazioni musicali.