MANSUE’, VILLA CARRETTA

venerdì 25 agosto 2006, ore 21.00

 

 

 P I N E R O C C H I O

ovverossia la vera ( forse! ) storia di PINOCCHIO

favola in musica drammatico-giocosa

testo di Donatella Pavan

Musica di Giuliano Pavan e Giorgio Susana

 

 

Livio Vianello voce narrante

Giorgio Cibien violino

Placido Sanson violoncello

Ermanno Giacomel flauto

Giorgio Susana pianoforte

Gianni Casagrande percussioni

Giuliano Pavan direttore

 

Villa Carretta-Molin

 

 

        Un po’ discosta dalla strada, ombreggiata da alti alberi, è una presenza così familiare da passare quasi inosservata. E’ un piccolo gioiello di architettura, derivando le sue forme pure e sobrie, dall’architettura veneziana di Sansovino e Palladio. Diverse ricerche sono state condotte per conoscere le sue origini, con scarso esito. L’unica traccia letteraria si trova nel catalogo del 1954 “Le ville venete”, curato da G. Mazzotti. In esso la sua descrizione è di appena cinque righe nelle quali viene fatta risalire alla famiglia Ca’ Zorzi. Non resta dunque che procedere per analogie e sono esse a riservare delle belle sorprese. Innanzi tutto la venezianità: rammentiamo i tanti palazzetti che si affacciano sul Canal Grande: la villa riporta molte delle loro caratteristiche. La grande trifora centrale: a semicerchio è il foro di mezzo, mentre i due ai lati sono quadrati. All’interno, al piano terra un magnifico salone padronale, con soffitto alla sansovina, le cui trai alternate a travi più sottili secano una decorazione in perfetto stato di conservazione; il salone è illuminato da suggestive vetrate liberty. Una scala con il soffitto a botte conduce al salone del primo piano, sovrastante quello del piano terra, entrambi con pavimento alla veneziana. L’architrave in pietra d’Istria dell’ingresso reca la data di costruzione: A D MDCX. I registri della parrocchia di Mansuè datano dal 1500, appena un secolo prima. In quegli anni non v’era molto, tanta terra da dissodare per riuscire a ricavare di che sfamarsi; nel 1629 ben 133 persone morirono di fame su un totale di 829 abitanti.  In quegli anni difficili i Ca’ Zorzi fecero costruire questa dimora.

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