Prigioniero di Hitler e di Stalin

Sono nato in Canada, nella regione dell'Ontario, il 22 aprile 1922, da una famiglia di emigranti. Mio padre Emilio, impresario delle ferrovie, e mia mamma Genoveffa Argentina Del Bianco, rientrarono in Italia quando avevo appena tre anni e ci stabilimmo a Rivarotta di Pasiano. Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, nel 1942 venni arruolato nella Divisione Julia come artigliere alpino. Prima di essere avviato al fronte, partecipai ad un corso per sott'ufficiali radiotelegrafisti a Casale Monferrato, così mi salvai una prima volta dalla Russia dove incontrarono la disfatta migliaia di sventurati alpini, male equipaggiati e impreparati. Caporalmaggiore, mi trovavo a Canale d'Isonzo, in provincia di Gorizia, l'8 settembre 1943. Con l'Armistizio cambiò completamente lo scenario di guerra. I Tedeschi, al fianco dei quali avevamo combattuto fino a quel punto, infatti, ci catturarono come prigionieri e ci avviarono in Prussia. Dopo un viaggio molto lungo e duro, concentrati in un campo di lavoro, ci chiesero se volessimo unirci ai Nazisti e continuare la guerra al loro fianco. Mi rifiutai ed allora venni impiegato come operaio militarizzato con il compito di ricavare dei pali dai tronchi per il telegrafo e uffici per gli ufficiali di stanza in Polonia. Sotto i Tedeschi rimasi circa un anno, fino a quando i Sovietici, in rapida marcia verso la Germania, conquistarono il campo. Con i Russi il cibo era molto abbondante ma di pessima qualità, per cui eravamo costretti a cercare dell'altro cibo presso le famiglie della zona. Terminata la guerra, i Sovietici ci avviarono a Odessa per essere imbarcati e rimpatriati. Non so perchè ma, dopo essere stati disinfestati dai pidocchi (eravamo un allevamento ambulante), ci rispedirono in Italia sul treno. Viaggiai 26 giorni stipato su un vagone bestiame fino a Pescantina e di qui a Pordenone.

 

Elso Del bel Belluz,

Briciole di Storia.  Prigioniero di Hitler e di Stalin

Associazione culturale altoliventina XX Secolo